20 luglio 2009

Trenteen-ager ©

Il trenteen-ager è una figura recentemente apparsa nella società italiana.
E' un individuo (uomo o donna) che superata la trentina, subisce una forte involuzione mentale che lo porta ad un'inversione del processo di maturazione o, nella migliore delle ipotesi, ad uno stallo. Sebbene sia un soggetto molto solitario, solitamente vive in branchi e viene allo scoperto al calar del sole.
Nessuno sa cosa faccia durante il giorno.

La sua alimentazione è costituita da cibo prevalentemente freddo, contenuto in piccole scodelle che trova durante le sue perlustrazioni notturne e saltuariamente da pesce crudo, accompagnato a riso in bianco. Recenti studi dimostrano che il trenteen-ager abbia un problema di deglutizione, tant'è che è costretto ad accompagnare ogni boccone che ingerisce con 3-5 sorsi di alcool.

Le sue abitudini quindi, insieme a problemi di carattere fisioligico, danno al trenteen-ager un'aspettativa di vita piuttosto bassa che, sommata alla scarsissima capacità riproduttiva, ne minacciano l'estinzione.
Il trenteen-ager infatti ha anche notevoli difficoltà riproduttive che, a scapito della frequenza dei momenti di accoppiamento, che potremmo in alcuni casi definire frenetici, compulsivi, ha notevoli difficoltà a generare prole.

Il trenteen-ager è un animale rituale, dedito ad una fede rigorosamente monoteistica. Dopo il calar del sole, infatti, si riunisce nei luoghi più disparati per venerare il dio Aperitivo, a cui sacrifica gli anni migliori della sua vita, i suoi progetti futuri, la sua reale capacità di socializzare, etc.
Il tutto avviene davanti a due altari: il primo, noto come bancone, è quello a cui ciascuno di questi animali si avvicina durante il rito, per ricevere dai Maestri di Cerimonia un bicchiere (a fronte di un offerta in danaro), contenente liquidi dai sapori e dai colori più disparati, che ingerirà in grossi quantitativi nel corso del rito, per acquisire una sorta di paresi facciale, che porta a scoprire i denti, a mò di sorriso; il secondo altare, conosciuto come consolle è riservato a pochissimi eletti, i quali indossano un copricapo caratteristico, che riveste le orecchie, da cui proviene un lungo filo che nessuno sa a cosa sia collegato. I pochi eletti che hanno accesso al secondo altare hanno lo scopo di produrre dei suoni, a cui si accompagnano i balli propiziatori che tutto il branco compie lungo la notte e che solitamente si concludono con le prime luci dell'alba.

Durante i balli rituali il trenteen-ager entra in calore. Mostrando i suoi indumenti migliori (solitamente molto esigui nel caso della femmina) e la sua paresi-sorriso, con uno dei bicchieri ricevuti al primo altare in una mano ed una sigaretta nell'altra, passa la serata percorrendo un tragitto ideale, tra i membri del branco, di cui nessuno ha ancora capito la logica. Il cammino, interrotto solitamente dal ritorno al primo altare o da soste caratterizzate da una curiosa postura (braccia alzate e fianchi ondeggianti per le donne, addominali contratti e camicia leggermente sbottonata per i maschi), può durare tutta la notte e terminare solo quando il trenteen-ager, ormai provato dal rituale, torna nella sua tana, talvolta accompagnandosi ad un altro esemplare, nella speranza di salutare l'arrivo del sole con un breve rituale di accoppiamento.

Ad oggi non è ancora chiara la provenienza di questa specie, né quale sia la sua funzione sociale.
Molti studi sono in corso per apprendere sempre di più le dinamiche comportamentali, sociali e sessuali del trenteen-ager, specialmente da parte di coloro che da queste hanno trovato un modo per ricavare profitto (primi tra tutti i Maestri di Cerimonia).

Di certo il contributo all'ecosistema da parte del trentee-ager non è significativo. La sua apparizione, come la sua estinzione, non avrà alcun effetto sull'ecosistema, sulla società, sulla cultura e sulla storia ma la sua improvvisa apparizione, la crescita della popolazione e le sue buffe usanze, lo rendono comunque un soggetto interessante da osservare.

21 maggio 2009

Le parole che non ti ho mai detto

Una lettera scritta quindici anni fa e mai consegnata, ieri è arrivata al suo destinatario.


E' arrivata a me.

Chi l'ha scritta mi ha tenuto per mano ed mi ha accompagnato in questo mondo sin dal mio primo istante, insegnandomi ad essere forte, per bene, onesto.

Insegnandomi prima di tutto ad essere me stesso.

Non ho letto quelle parole scritte di pugno, prima di iniziare una giornata di lavoro, per tanti anni ma non è mai mancato giorno in cui il "senso" di quelle parole mi arrivasse nei gesti, negli sguardi, nelle telefonate, nei silenzi, nei sorrisi di quello che per mia fortuna è stato un padre straordinario.

Oggi più che mai mi rendo conto di quanto sia stato importante quel nostro dialogo e di quanto sia importante sapersi e volersi ascoltare, aprirsi, "darsi". Dando quell'amore puro che solo ad un figlio si può dare, un amore che si deve dimostrare dando ciò che è più difficile dare: noi stessi, incondizionatamente, sempre.

Nel farlo commetteremo tutti tanti o pochi sbagli, questo è certo. Ma è inevitabile, è umano. E' la vita.

Insieme però si sbaglia molto meglio.

Spero che un giorno, presto, potrò essere io con i miei figli così come mio padre è stato con me, come prima fu mio nonno con lui.

Un buon Padre.

8 febbraio 2009

Il senso della vita

Almost Life!

Ogni giorno mille pensieri, mille ansie si affollano nella mente. Che devo fare? Qual'è la strada migliore, la scelta migliore? Sto facendo le scelte giuste sul lavoro? Quand'è che potrò comprare una casa? Mi posso fidare di questa persona? Posso considerare amiche le persone con cui ogni settimana, tra grasse ed alcooliche risate, passo il mio tempo libero? L'amore che provo adesso, sarà lo stesso tra dieci anni? Sono pronto a scelte importanti?! Matrimonio....figli....

Sono tutte cazzate. Sono solo domande da ragazzini immaturi che cercano ogni possibile alibi per non essere fino in fondo uomini. O donne.
Finendo per essere orgogliosi di essere single, parlando male dei "maschi" (tutti bambocci con un piede in mille staffe che non vogliono impegnarsi e che pensano solo a divertirsi) o delle "femmine" (che passano la vita a rompere le scatole, finchè a 30/35 anni, con l'orologio biologico che ticchetta, partono alla caccia del buon partito).
Ma diciamo sul serio?! E' questo il mondo che vogliamo veramente?

...ma la paura di mettersi in discussione è troppa e alla fine della fiera, non lo facciamo. Continuando a fare gli adolescenti, con la giacca e la cravatta.

L'unica cosa che serve è vivere esperienze vere ed importanti, amare sè stessi veramente e, solo dopo, amare un'altra persona. Dando finalmente un senso al nostro arrivo nel mondo.
Tutto il resto è una pantomima che fa perdere tempo. A volte anche anni.

Per me l'unica cosa che veramente conta è ascoltare il proprio cuore, accettare noi stessi e gli altri così come siamo e, se lo sentiamo, amarci per quello che siamo, amare i nostri difetti, che sono quelli che ci rendono unici.

...guardarla negli occhi e...smettere di fare teorie, strategie, prove e congetture che nulla hanno a che vedere con le emozioni, con i sentimenti. E....via! Un passo dopo l'altro.

Quando le cose vanno bene, sin da subito, l'unica cosa da fare è dare concretezza alle proprie emozioni, fare ogni giorno un passo avanti, insieme, verso traguardi più difficili e più importanti.
Non certo provare a vedere com'è stare insieme, non certo passare giornate intere a valutare come saremo più avanti, cosa faremo o vorremo più avanti....
Se ci si ama e rispetta, si risolverà tutto.

Questo è il senso della vita.

Il senso della mia. E la voglio vivere così....

6 febbraio 2009

Caos, caso

Da un punto ad un altro, sapendo sempre da dove si parte e non sapendo mai dove si arriva.
Il filo rosso che da sempre ha contraddistinto la mia vita, anche quando per po' (un bel po') ho vestito i panni di uno Zingaro.
Un personaggio, più che una persona, nato prima con le parole scritte e cresciuto con le sue immagini. Ma pur sempre un personaggio che nascondeva ai più la persona che c'era dietro.

Oggi non può essere più così.

Erano mesi che non mi fermavo a scrivere qui.
Si vede, si "sente".
Ma l'emergenza di trasmettere ai miei lontani amici, forse più di tutti a me stesso, quello che ho portato dietro con me dall'ultimo viaggio si era fatta troppo grave.
E rieccomi qui.


Dopo tanto peregrinare, combattere, urlare, incontrare, "amare", il personaggio che nasceva in un caos emotivo, alimentato da un combustibile pericoloso, dannoso, canceroso, è sparito nel nulla.
Non c'era più quel veleno che faceva sì che il suo dolore si trasformasse talvolta in parole, in fotografia, altre in semplice malessere, rabbia, frustrazione.


Senza pensarci prima, nonostante fossi un esperto "viaggiatore", mi sono accorto pochi metri dopo l'ultima partenza di aver fatto per tanti anni il pieno con il carburante sbagliato: per questo camminare era così faticoso e difficile.
Un errore di valutazione che ho pagato caro e per tanto tempo. Pagato ormai. Punto.
E a capo.


Le notti ed i giorni passati a cercare di arrivare alle ragioni "prime", ai perchè di quel malessere erano finiti.
I pensieri lasciavano finalmente posto ad una realtà totalmente diversa dall'idea, dove i "perchè" delle ragioni prime non servono: basta guardare. E vedere.
Realizzare, per la prima volta veramente, che la Luce Nera ti nasconde quella realtà, che solo il sole ti può mostrare.

Potevo continuare a fare lo Zingaro, a scrivere il mio pensiero perchè arrivasse a quel destinatario mai esplicitato tra le mie parole, potevo continuare a fotografare per distrarmi dal male che volutamente, scientemente, e sempre con un "affettuoso sorriso," mi faceva...o potevo smettere di essere un "personaggio maledetto", alimentato dal male altrui, e ricominciare ad essere quello che tutti hanno sempre conosciuto, quello che sono.
Un ragazzo, forse un uomo, che una "malattia" fin troppo lunga, non aveva mai permesso di essere fino in fondo, un morbo di cui avevo con tutto me stesso voluto ammalarmi, in nome di un alto ideale che chiamavo amore, che con l'amore non ha mai avuto nulla da spartire.
Daniele. Così com'è. Com'è sempre stato.


Proprio il cammino nel purgatorio dell'anima durato tanti anni ha in realtà innescato una catarsi, che mai avrei pensato mi avrebbe portato lì dove sono oggi, a vedere finalmente ciò che era evidente, a volte ostentato, davanti ai miei occhi, a sentire per la prima volta qualcosa che non conoscevo.
Mai avrei pensato che oltre la soglia che mille volte mi sono illuso di varcare, potesse esserci qualcosa di così magnifico. Il Paradiso? No, il mondo, senza illusioni, senza distorsioni, senza bugie.
Un mondo fatto di colori reali, odori reali, sapori reali. Persone vere, che puoi misurare ogni giorno guardandole negli occhi.
Persone che possono portare una maschera, mentire, vestire i panni di un personaggio. Ma non per sempre.

Appena varcata la soglia, presa la decisione di uscire da quella Luce Nera, di rifiutare l'inganno che ha infettato la mia anima per anni, ho lentamente ricominciato di nuovo a vivere la mia vita.
La mia. Solo mia.
Fatta di libertà di essere, di dire, di sapere, di incontrare, di amare.
Sembra banale. Ed è solo e straordinariamente normale.

Libero finalmente da quel guinzaglio che ti lega ad un palo, facendoti diventare rabbioso, ostile, pronto a mordere chiunque si avvicini, tranne il padrone che viene a portarti i suoi avanzi, come un nuovo randagio ho cominciato a muovere i primi passi fuori dal recinto, in un terreno "ostile" perchè sconosciuto, ma affascinante ed illuminato da tanta luce. Questa volta chiara e diffusa. Non Nera.

Come una trottola ho girato giorno e notte, cercando di ricordare cosa significasse essere liberi, spaventato anche dalle macchine che mi sfrecciavano intorno mentre cercavo di attraversare la strada. Cercando, più di tutto, di capire chi fossi diventato mentre lo Zingaro mi spianava la strada nel buio, cosa fosse rimasto di Daniele.
Ogni tanto nei miei giri ripassavo davanti al recinto e vedevo il palo a cui era legato il mio vecchio guinzaglio, questa volta vuoto, e proseguivo guardando dritto di fronte a me, verso un nuovo posto, nuovi odori, nuovi colori. Un posto senza quel padrone che ti teneva lì solo per allontanare i malintenzionati, ma un posto, un mondo, totalmente diverso. Fatto di vicoli, prati, spiagge e mare, dove puoi incontrare, giocare, correre, litigare, senza museruole, senza legacci. Senza vincoli.

E' in questo momento, in cui la cosa più importante è tornare alla normalità, alla vita ed alla libertà, che il caos si trasforma in caso.
Il destino anagramma una parola, facendomi incrociare uno sguardo diverso dagli altri.

Con una sensazione strana addosso continuo a fissarlo, cercando di capire perchè sia così diverso dagli altri, perchè sia così simile al mio.
Mentre lo fissavo mi veniva in mente una preghiera che ho fatto in tante lunghe notti, mentre aspettavo nel buio il padrone con gli avanzi....

"Fai che incontri uno sguardo fra mille
per il quale rinuncerei a tutto pur di non perderlo mai
e che guardandolo assista all'inizio di una vita."

Davanti a quello sguardo c'era un velo che raccontava di un guinzaglio simile al mio, di un padrone altrettanto egoista, di un recinto come il mio.
Tolto quel velo, ho visto chi ho davanti.

Non era il momento, non ora!! I lividi delle bastonate fanno ancora male, il segno del guinzaglio è ancora evidente...e la rabbia verso il padrone, verso me stesso, è ancora troppo forte.
Giorno dopo giorno però solo i segni passavano, la rabbia si affievoliva e nell'animo una sola domanda si faceva largo:"Ma quindi....sei tu?!"

Si, è lei. Ora lo so.

E non siamo più randagi, siamo a casa. Ovunque ci troviamo.

La rabbia, il dubbio, il buio che mi hanno accompagnato per anni sono lontani.
Ora posso ripartire. Possiamo ripartire.

Insieme.

6 luglio 2008

Si parte...

Dopo tanti incontri, tanti momenti in cui ho messo qui sul piatto il mio vissuto, le mie emozioni, la mia vita, lascio il muretto e parto.

Non lascio solo il mio muretto ma lascio la mia città, lascio i miei amici cari, veri, i miei fratelli...conosciuti molto prima di finire sul muretto.
Torno "a casa". Per mille motivi, alcuni giusti, alcuni sbagliati. Ma è così.

Il clima in cui nasce il mio (fanculopensiero) è cambiato, io probabilmente prima di lui. Inutile continuare a pensare di poter proseguire questo cammino come in passato, perchè è tutto diverso e stare qui, come in passato, non avrebbe lo stesso sapore, lo stesso senso.
Oggi è tutto diverso.
Forse migliore.

D'istinto ho messo in privato l'indirizzo perchè volevo restasse solo per me, ma mi sono reso conto che le scritte sul muro non sono solo "mie" ma di tutti coloro che ce le hanno lasciate.
E quindi devono essere, e saranno, a disposizione di chiunque passi di lì. Sempre.

Grazie mille a tutti coloro che mi hanno accompagnato in questo cammino, che con un sorriso saluto e che spero di incontrare, per caso, nel mondo vero, su un muretto vero. 
E non più in fredde parole digitali, talvolta fraintese, talvolta anonime. 
Ma guardandoci negli occhi.

Buon proseguimento a tutti. Un abbraccio, col cuore.

Daniele
un tempo noto come Lo Zingaro.

8 giugno 2008

La felicità è tale solo se condivisa

"Tante persone vivono in circostanze infelici e nonostante ciò non prendono l'iniziativa per cambiare la loro situazione, perché sono condizionati da una vita di sicurezza, conformità e conservatorismo, che può sembra dare pace della mente, ma in realtà nulla è più pericoloso per uno spirito avventuroso di un uomo con un futuro certo.

Ciò su cui si basa lo spirito con cui un uomo vive è  la sua passione per l'avventura. La gioia della vita viene da incontri con nuove esperienze e di conseguenza non vi c'è gioia più grande che avere un orizzonte infinito cambiando, ogni giorno, per avere un sole nuovo e diverso".

Alex Supertramp aka Chris Mc Candless

 
Oggi per la prima volta ho conosciuto la storia di Chris. 
In questo momento troppi pensieri si affollano nella testa, troppe emozioni nel cuore. 
Non riesco a dire nulla in questo momento di quello che provocato questo "incontro". Le parole verranno, non c'è premura.
Ma volevo rendere omaggio, traducendo alcune sue parole, ad un uomo straordinario e dare spazio, in un luogo dove avrebbe potuto essere signore e padrone, a chi ha (fanculopensato) più di chiunque altro.

Nel trambusto emotivo, spero solo una cosa: avere un giorno anche io quello stesso sorriso.

Ciao Chris. 

3 giugno 2008

Grave lutto in casa Zingaro

Ci rendiamo conto di quanto teniamo alle persone ed alle cose solo nell'istante immediatamente dopo averle perse per sempre.

Spesso, anche se siamo convinti del contrario, tendiamo a dare per scontato ciò che ci circonda, chi ci è vicino.

Commettendo un grave errore.

Ogni giorno dobbiamo prestare la massima cura verso le persone e le cose importanti, senza rimandare mai una piccola attenzione, una "coccola".

Certe volte l'attaccamento che proviamo per le persone e per le cose è letteralmente patologico: lo dimostrano certi rapporti tra uomo e donna o tra "amici", che amici più non sono...lo dimostra il legame che abbiamo con certi oggetti. Orsacchiotti, libri, fotografie....tazzine.

Ieri mattina, mentre "coccolavo" la mia tazzina, asciugandola dopo averla lavata con un gesto distratto, primo di vero amore, vera attenzione, l'ho involontariamente portata verso il baratro. Dove la sua vita è giunta al termine.
Il dolore è stato subito enorme. 

La perdita di colei che per prima ogni mattina mi augurava una buona giornata, mentre fedele e silenziosa mi dava il coraggio di affrontare i chilometri, le ansie, la solitudine, è stata tragica. Parecchie persone hanno sognato di poter condividere con lei un caffè, poche ne hanno avuto la possibilità ed ancora se la ricordano...
Sono sempre stato molto geloso di lei, possessivo direi. 
Lei era la MIA tazzina...
 
Sentire il suo urlo mentre precipitava, mi ha raggelato il sangue. Pensarci ancora oggi lo fa.
Sfortunatamente, nonostante le cure intensive del Dr.Attack, la sua preziosa vita è giunta al termine.

 - TAZZINA - 
Aprile 2003 - Giugno 2008

AD MEMORIAM


....e domani mattina mi toccherà bere il caffè in una tazzina come tante. 
Non sarà più la stessa cosa....

(sono pazzo....sì me ne rendo conto...non vi preoccupate!)

21 maggio 2008

Due Zingari


Una giornata speciale, una giornata di piccole cose, per piccoli, grandi motivi. 
Una passeggiata con la mia ragazza, felice di aver appena comprato il suo primo obiettivo, a Porta Portese, usato, vecchio. 
Come il 50mm di mio padre con cui ho conosciuto la fotografia.

Mentre camminiamo, un cucciolo di bassotto, a spasso con i suoi nuovi padroni. Così dolce, così carino. Come non fargli due foto mentre al semaforo aspetta di attraversare, goffo e spaventato, le prime strade della sua vita?
"Poi devi fare una foto anche a lei!" esclama una voce fuori campo. Un uomo, col suo zaino, si accompagna ad una deliziosa bastardina, meno nobile del bassotto - questo è certo - ma elegante come Marlene Dietrich, con un foulard al collo. Quell'uomo è Mario, con la sua cagnetta, di cui - ci tiene a precisarlo - non è il padrone, ma il "responsabile". 
Perchè lei non è SUA, è con lui.
 
Mario è un fotoreporter freelance, che è mancato dall'Italia per trent'anni. Ha vissuto in mezza Europa, ad Amsterdam, in Norvegia, in Germania...praticamente ovunque. 
Uno Zingaro d'altri tempi. 

Parla otto lingue, dice. Ma bene solamente sei. Imparate soprattutto per strada, dove talvolta Ha vissuto. Da cui una giovane italiana, Daniela, l'ha portato via, l'ha salvato, per riportarlo in Italia. Dove adesso si trova. Pronto, come una piuma, a spiccare il volo al primo alito di vento.

Si parla di fotografia, ovviamente "analogica", quella che si faceva e che pochi temerari amatori ancora fanno con la pellicola, con la camera oscura, con il cuore. 
Quella che la digitalizzazione sta trasformando in una lenta eutanasia dell'arte.

Secondo Mario, la foto a pellicola è un insieme di fattori unici (luce, temperatura, umidità, stato d'animo di chi scatta...), che mai si ripeteranno e che rendono ogni fotogramma un istante catturato nella storia del mondo, nella storia di ciascuno di noi. Lui lo chiama il "Carpe diem". Che fa tanto Setta dei Poeti Estinti, che fa tanto Professor Keating...
E dentro di me cresce a dismisura la voglia di salire sul parapetto del ponte e urlare:"Capitano, mio Capitano!!"

Punto di vista affascinante il suo, senza dubbio. 
Talmente affascinante da costringermi a tirare fuori dallo zaino la mia Yashica...una vecchia reflex a pozzetto che ultimamente, forse stanco delle fredde schede di memoria, ho deciso di ricominciare ad utilizzare.
I suoi occhi brillano.

Si continua a parlare. Politica, vita di tutti i giorni, si parla di noi. 
Si parla con un estraneo, che poi tanto estraneo non sembra.

Dal di fuori forse io e la mia ragazza sembravamo due turisti fermati da un senzatetto alla ricerca di qualche spiccio, dal di dentro eravamo due uomini, uno più esperto e vissuto, l'altro meno ma con tanta grinta e curiosità addosso, che si confrontavano, raccontavano, aprivano l'un l'altro, mentre una neo-reporter, con il suo obiettivo nuovo, raccontava con le sue immagini quei bellissimi momenti.

Si fa tardi, dobbiamo andare. Dopo aver detto una decina di volte ciascuno "ti dico questo e ti lascio andare", ci accorgiamo che e ora di separarci. E ci dispiace. 
Veramente.

Mario ci lascia il suo biglietto da visita. Ci salutiamo, ci sentiremo. Tre o quattro strette di mano e le nostre strade si separano.

Andando via parlo con la mia compagna di viaggio dello sguardo appena incrociato e di quanto la sua storia somigli a quella di qualcuno a me caro, che mi ha dato lo spunto per trovare un muretto su cui sedermi, per esprimere i miei pensieri, per incontrare dei passanti, per incontrare degli amici.

Dentro di me però il pensiero è un altro. 

Penso a quanto quello sguardo mi sembrasse familiare, quanto in comune avessi con quell'uomo, quanto alla fine, forse, sia assurdo affannarsi a cercare di ottenere degli status, degli oggetti, delle sicurezze....quando girando per il mondo, con una macchina fotografica in mano, magari dormendo per strada, si possano imparare otto lingue, vedere posti indimenticabili, conoscere la storia, la politica, le culture, le persone. E non da internet, da linkedin, flickr o social network vari ed eventuali, finalizzati solamente a mettere insieme tante solitudini, di persone che non passeggiano più in strada, non si fermano più a chiacchierare con gli estranei.
Certo è che stando le cose così come stanno, nonostante una piacevole chiacchierata, bagnati da uno splendido sole romano, io e Mario siamo diversi sotto tanti aspetti. 
Questo è certo.

Ma è poi così certo?

Ciao Mario, grazie della chiacchierata e a presto.

9 maggio 2008

9 maggio 1978

Certe volte ho paura che i giovani che crescono nella mia terra, una terra bellissima, dimentichino chi, a costo della vita, a cercato di cambiarla. Di renderla qualcosa di diverso da un luogo dove un politico indagato, giudicato e condannato, diventa Senatore della Repubblica.

Quale Repubblica?
Quella fondata sul Lavoro...
...a progetto.



Grazie Peppino.

4 maggio 2008

Accetta il consiglio...



Goditi potere e bellezza della tua gioventù.
Non ci pensare.
Il potere di bellezza e gioventù lo capirai solo una volta appassite.
Ma credimi tra vent'anni guarderai quelle tue vecchie foto.
E in un modo che non puoi immaginare adesso.
Quante possibilità avevi di fronte e che aspetto magnifico avevi!
Non eri per niente grasso come ti sembrava.
Non preoccuparti del futuro.
Oppure preoccupati, ma sapendo che questo ti aiuta quanto masticare un chewing-gum per risolvere un'equazione algebrica.
I veri problemi della vita saranno sicuramente cose che non t'erano mai passate per la mente.
Di quelle che ti pigliano di sorpresa alle quattro di un pigro martedì pomeriggio.
Fa' una cosa, ogni giorno che sei spaventato.
Canta.
Non esser crudele col cuore degli altri.
Non tollerare la gente che è crudele col tuo.
Lavati i denti.
Non perder tempo con l'invidia.
A volte sei in testa.
A volte resti indietro.
La corsa è lunga e alla fine è solo con te stesso.
Ricorda i complimenti che ricevi, scordati gli insulti.
Se ci riesci veramente dimmi come si fa.
Conserva tutte le vecchie lettere d'amore, butta i vecchi estratti conto.
Rilassati.
Non sentirti in colpa se non sai cosa vuoi fare della tua vita.
Le persone più interessanti che conosco, a ventidue anni non sapevano che fare della loro vita.
I quarantenni più interessanti che conosco ancora non lo sanno.
Prendi molto calcio.
Sii gentile con le tue ginocchia, quando saranno partite ti mancheranno.
Forse ti sposerai o forse no.
Forse avrai figli o forse no.
Forse divorzierai a quarant'anni.
Forse ballerai con lei al settantacinquesimo anniversario di matrimonio.
Comunque vada, non congratularti troppo con te stesso, ma non rimproverarti neanche.
Le tue scelte sono scommesse.
Come quelle di chiunque altro.
Goditi il tuo corpo.
Usalo in tutti i modi che puoi.
Senza paura e senza temere quel che pensa la gente.
È il più grande strumento che potrai mai avere.
Balla.
Anche se il solo posto che hai per farlo è il tuo soggiorno.
Leggi le istruzioni, anche se poi non le seguirai.
Non leggere le riviste di bellezza.
Ti faranno solo sentire orrendo.
Cerca di conoscere i tuoi genitori.
Non puoi sapere quando se ne andranno per sempre.
Tratta bene i tuoi fratelli.
Sono il migliore legame con il passato e quelli che più probabilmente avranno cura di te in futuro.
Renditi conto che gli amici vanno e vengono.
Ma alcuni, i più preziosi, rimarranno.
Datti da fare per colmare le distanze geografiche e di stili di vita, perché più diventi vecchio, più hai bisogno delle persone che conoscevi da giovane.
Vivi a New York per un po', ma lasciala prima che ti indurisca.
Vivi anche in California per un po', ma lasciala prima che ti rammollisca.
Non fare pasticci coi capelli, se no quando avrai quarant'anni sembreranno di un ottantacinquenne.
Sii cauto nell'accettare consigli, ma sii paziente con chi li dispensa.
I consigli sono una forma di nostalgia. Dispensarli è un modo di ripescare il passato dal dimenticatoio, ripulirlo, passare la vernice sulle parti più brutte e riciclarlo per più di quel che valga.
Ma accetta il consiglio... per questa volta.

Phil Cooper

3 maggio 2008

Il 19% degli italiani è simpatico



(ANSA) - ROMA, 3 MAG - Sono gli Zingari l'etnia 'poco o per nulla simpatica' agli italiani: almeno cosi' dichiara l'81% in un sondaggio Ispo di Renato Mannheimer. A loro favore si schiera solo il 6%, mentre il 13% risponde 'non so'.

Ho sempre creduto che una persona possa essere intelligente, due un pò stupide, tre saranno probabilmente idiote, un popolo intero e composto da teste di cazzo.
Il qualunquismo e la superficialità che ormai caratterizzano la nostra era sono, in modo silenzioso ma inarrestabile, ciò che ci sta lentamente rovinando.
Una struttura socio-culturale fatta leggendo pagine e pagine di Wikipedia invece che di libri, fatta di barriere dettate dal timore del prossimo, dalle nostre insicurezze, non può che portare la popolazione a ragionare per luoghi comuni, degni di un tavolino al bar della piazza.

Non ci apriamo agli altri, non cerchiamo più di conoscere gli altri. Figuriamoci se possiamo conoscere la storia di popoli tra i più antichi d'Europa, con tradizioni che, per quanto diverse dalle nostre, per quanto a volte discutibili, si sono affermate in secoli di nomadismo, di viaggi, di incontri con altre culture
Quindi di arricchimento.
Certe volte, leggendo i giornali, osservando in strada quello che accade attorno a me, mi vergogno molto più di essere un italiano, di quanto mi vergognerei di essere uno Zingaro.

In (fanculopensiero) Maksim racconta del suo incontro con i Rom slavi quando, rimasto senza un soldo ed avendo sentito dire che avrebbero pagato per dei documenti d'identità, andò dagli Zingari per vendere il suo passaporto ed avere un pò di denaro per andare avanti. 
Con timore entrò nel campo, dove fu accolto con rispetto, lo stesso che aveva dimostrato lui. Dopo aver chiesto di parlare col capo, Sandokan, fu da questi accolto, invitato a mangiare, a parlare di sè. 
Parlarono, davanti a tutto il popolo del campo, del libro che Maksim voleva scrivere. Lui parlò loro degli Angeli, delle rare persone che sono come angeli, come i bambini che giocavano in quel momento attorno a lui.
L'incontro si concluse e Maksim andò via con una mazzetta di denaro, e con il suo passaporto in tasca. 
Gli Zingari gli diedero del denaro per finire il libro, non per i suoi documenti.

Si, è un singolo caso, forse molto isolato. Ma è successo, è un fatto accaduto.
Forse vale la pena di domandarsi cosa lo ha reso possibile. Io me lo sono domandato.
E la mia risposta è il rispetto. 
Reciproco.

Qualcosa che indipendentemente dall'etnia di ciascuno di noi, oggi vedo in giro sempre meno.

2 maggio 2008

Eros e Thanatòs - Capitolo II - Il prigionero della Luce Nera

Capita più frequentemente di quanto ci si immagini. 

A me è capitato una volta sola ma per un periodo di tempo lungo, decisamente lungo ed oggi, riguardando indietro, assolutamente devastante.

In un dato momento, tra due persone come un genitore ed un figlio, una coppia di fidanzati, due amici o due colleghi di lavoro, possono venirsi a creare le condizioni per una dipendenza malsana, morbosa, letteralmente patologica: si crea tra loro un un rapporto di puro invischiamento psicologico all’interno del quale un soggetto avverte un forte bisogno inconscio che l’altro gli dipenda. Senza accorgertene, con un veleno che non ha odore, non ha colore, non ha sapore, ti "ammali". Diventi un prigioniero.

Nelle fasi iniziali di un rapporto di coppia, aggravato dall'essere uno di quelli più difficili, dolorosi e forieri di grandissimi sacrifici - un rapporto a distanza - mi sentivo “nutrito”, gratificato, dalla dipendenza che avevo dalla mia compagna, cancellando nella mia testa qualunque figura femminile conosciuta in precedenza, idealizzandola oltre ogni logica, oltre ciò che sarebbe stato sensato ed equilibrato fare per quello che vedevo, che vivevo, che ricevevo. 
Dunque ho inconsapevolmente alimentato il bisogno che la mia partner aveva di creare una figura dipendente da lei, che avesse lei come unico e più alto riferimento per ogni emozione, per ogni scelta.

Il rapporto sembrava vivere in perfetto equilibrio, guidato da un amore senza limiti, destinato a grandi progetti, destinato ad essere l'unica cosa che veramente contava. Al di là di ogni logica considerazione ed al di là dei segnali, spesso evidenti e tangibili, che qualcosa a monte fosse deviato, rotto. Nonostante spesso agli occhi degli altri i rapporti minati da simili dinamiche appaiano spesso ideali, poiché l’incastro emotivo che si instaura conferisce al legame una sembianza di contiguità indissolubile e perfetta (i due diventano un uno assoluto) gli avvertimenti che ricevevo dall'esterno, da amici, familiari, affetti, erano frequenti: non sei felice, quella persona ti sta facendo male, ti sta rendendo un altro, cupo, triste. 
Ti sta modificando.

Quell'amore era in realtà evidentemente malato.
Il progetto che ciascuno di noi ha è per definizione alimentato da un bisogno di autorealizzazione e non può coincidere perfettamente con le esigenze dell’altro; quindi in men che non si dica finimmo entrambi per soffrire. 
Una perché mi tratteneva, io perchè trattenuto. 

In tutti i modi cercavo di continuare ad essere me stesso, rispettando sempre e comunque, prima ancora della persona che amavo, l'amore che provavo per lei.Continuando, ogni giorno sempre più, ad idealizzare, a creare una figura perfetta. 
Che mai mancava di sottolineare la mia imperfezione...

Nonostante le deprivazioni fisiche, affettive, psicologiche, a testa bassa e senza nemmeno affrontare con reale spirito critico quello che la vita, quel rapporto, mi metteva davanti agli occhi, continuavo a porlo su un piedistallo che non poteva essere sfiorato da nessuno. Nemmeno da me.
Gli scontri presto divennero inevitabili e continui, finchè non mi trovai costretto ad essere me stesso solo nei ritagli di tempo. E spesso "di nascosto".

Ad un certo punto il senso di soffocamento dovuto al non poter esprimere fino in fondo il mio essere, il mio amore, il mio pensiero, mi ha scaraventato in un vero e proprio tormento, generato da una spirale egoistica che ancora oggi mi domando se fosse spinta da una qualche forma di vero affetto, non dico nemmeno amore ma anche e solo semplice affetto, per me. 
Mi domando se non fosse spinta da un bisogno di "qualcuno" che si trasformasse in prigioniero, più che di me.

Col passare del tempo, colei che mi tratteneva in una gabbia comportamentale diversa da quello che sarebbe stato il mio spontaneo manifestarmi iniziò a percepire un forte disagio, specialmente con il l'avvicinarsi delle tappe importanti della vita, di avere accanto a sé un uomo che non corrisponde più alle sue nuove esigenze, alle sue passioni. 
Diverso quindi da chi non ride più, non si cura più come prima, non ha più fascino ed è sempre prevedibile, perchè ad ogni richiesta dirà sempre sì.

Questo mi ha sostanzialmente portato a vedere la donna che amavo crescere, sentendomi ogni giorno sempre più inadeguato, sempre meno all'altezza, immaginandola come una dea, che evidentemente non era, e non certo perchè crescesse la mia stima di lei. 
Ma perchè via via spariva la mia stima di me...
...facendomela percepire come un qualcosa non più alla mia portata, come un qualcosa di irraggiungibile.

Accorgermi che tutte le attenzioni che cercavo di non fare mancare mai, tutti i sacrifici fatti, spesso oltre le mie possibilità, sicuramente apprezzati, sicuramente utili alla donna che amavo, erano concretamente del tutto privi di finalità per me mi ha scaraventato in uno stato di assoluto rifiuto di me stesso, togliendomi le forze e la voglia per continuare il mio progetto di vita.

Solo ora mi rendo conto di quanto sia importante capire il prima possibile a chi appartiene il progetto di vita al quale si sta dedicando tutta la propria attenzione, solo ora mi rendo conto di quanto sia importante pensare prima di tutto a realizzare noi stessi, altrimenti non potremo mai ricevere vero amore, quello che aggiunge, non quello che sottrae.

L’insopportabilità di una vita senza senso può condurre a drammi personali irrimediabili: il mio per fortuna è stato rimediabile.

Rinunciare a qualcosa a cui teniamo particolarmente per amore dell’altro è corretto e nobile ma che mai e poi mai deve portare a rinunciare incondizionatamente al senso della propria vita o a compiere molte scelte in funzione dell’altro: il mio è stato un suicidio psicologico e spirituale che, proprio per il bisogno di autorealizzazione insito in ognuno di noi e nella prospettiva di una inevitabile disattesa del rapporto che vivevo, avrebbe portato prima o poi ad un bilancio particolarmente doloroso, che in qualche modo ancora oggi, seppur finalmente sereno e ricambiato, pago. Caro.

Durante quest'anno ho capito veramente, toccandolo con mano, che la nostra mente è in grado di distorcere la realtà fino a modificarla del tutto ai nostri occhi, facendocela apparire talvolta totalmente diversa da ciò che è.
Ho capito che la parola Amore è usata troppo spesso. E con troppi significati. 
Ci sono volte in cui quello che chiamiamo amore, con la sua definizione sul vocabolario c'entra poco. 
O niente.

Dopo che avrò scritto l'ultimo capitolo di una storia che oggi giunge al suo epilogo, sul muretto vi parlerò in modo diverso.
Non più solo del mio viaggio.
Ma dei viaggi che tutti noi compiamo, con il corpo e soprattutto con l'anima che spesso, com'è successo a me, viene investita da una luce nera, perdendosi nel buio. 
Rendendoti prigioniero.

Ognuno di noi ha la sua storia ed un'altra, per quanto simile, non lo aiuterà a maturare le decisioni, gli stati d'animo, che lo porteranno ad una maggiore serenità, all'equilibrio con sè e con gli altri.
Ma tirarle fuori, scriverle, rileggerle, significa prima di tutto ammettere a sè stessi che siano state vissute. A mente fredda, o quasi, le cose appaiono sempre molto diverse.
Oggi mi rendo conto di quanto.

30 aprile 2008

Lapidario-post

Ho parlato con Maksim!!! 

Ed è stato bellissimo....come telefonare ad un vecchio amico che non senti da un po'...pensieri, risate, progetti...
Fantastico!

Immagine tratta da Urban Magazine

(more to come...)

29 aprile 2008

Echi

Spari che provengono da ogni direzione, fumo, urla paura. Scappo tra le rovine per cercare un riparo rischiando di essere colpito in ogni momento. Preso ad una gamba, una spalla, di striscio al collo. Brucia, da morire, ma continuo a correre, convinto che non ce la farò. 

Ad un certo punto vedo nel buio due occhi che mi guardano mi invitano a seguirli. 
Li seguo, senza troppe domande.

Mi conducono all'interno di un giardino, ancora integro, bellissimo, dove regna una pace assoluta, dove i bambini corrono ancora e giocano. Mani dolci ed amorevoli medicano le ferite che ancora sanguinano, tanto. Che ancora bruciano.
Senza chiedere niente in cambio se non un mio sorriso.

Tutto si calma, apparentemente. Gli ultimi spari in lontananza. Poi il silenzio. Pace, risate, carezze. Dove c'era odio è tornato amore, un amore fatto di piccoli gesti, di sguardi, di vita. Lontano dalla morte che si respirava fino ad un attimo fa.

La calma sembra ristabilita e nel giardino tutto sembra ricominciare a prendere vita. I fiori profumano di nuovo, un raggio di sole forte e deciso si insinua tra la coltre di fumo nero delle esplosioni. Ogni cosa ha un sapore nuovo, dolce, di casa
Una casa diversa da quella ormai lontana, che nemmeno ricordo com'era fatta, che odore avesse. Ma in fondo, che importa? Ora sono qui. Si sta bene, bene davvero.
Tanto da rimpiangere di non esserci stato prima.

Il cielo ormai è sereno ed il sole splende alto, sorridendo all'inizio di una nuova vita, iniziata grazie a due occhi che silenziosi, amorevoli e sempre presenti ti hanno portato al riparo dai bombardamenti.
Nella calma il rombo cupo di un aereo si sente in lontananza, sempre più vicino. Un fischio. 
Una bomba è stata sganciata. Guardo il cielo ed improvvisamente lo vedo attraversato da un alone di luce nera, che ricorda qualcosa di lontano.

Gli occhi dolci mi guardano sgomenti, atterriti. Non sanno che fare, dove scappare. Che fine farà quella pace, quel silenzio.
L'unica cosa che resta da fare è accovacciarsi in terra ed attendere l'esplosione, sperando che avvenga lontana, che non faccia troppi danni.
Comunque saremo insieme, in questo infinito incrocio di sguardi, dove ci sentiamo a casa. Nessuno ci separerà. Fino alla fine insieme.
Rideremo ancora, giocheremo ancora. Senza mai perdere di vista uno lo sguardo dell'altra.
Prima o poi la guerra deve finire.


28 aprile 2008

La rottura

Come molti di voi sapranno, sono stato per parecchio tempo un assiduo frequentatore di Flickr, un luogo dove per tanto tempo ho espresso quello che avevo dentro in un modo a me da sempre molto congeniale e diverso, anche se poi non molto, dalla scrittura: la fotografia, che altro non è che "scrivere con la luce".
Per me una vera e propria passione riscoperta.

Nel tempo ho incontrato tanta gente con la stessa passione, condividendo pensieri, trucchi, tecnica, concept...incontrandoci e confrontandoci facendo dei photowalk, dei meeting da 40 oltre partecipanti, dei contest, delle mostre. Insomma qualcosa che a modo suo era socializzante (non a caso Flickr è, appunto, una Social Network), fonte di condivisione ed in alcuni casi di amicizia.

Giorno per giorno però, anche cercando di osteggiare ciò a cui assistevo, ho visto l'oggetto comune che spingeva quella condivisione, essere vessato fino quasi a venir meno: non si parlava più di fotografia, tecnica ed emozioni legate ad un'immagine ma si finiva quasi esclusivamente per guardare chi è contatto di chi, a sparlare delle tresche vere o presunte tra membri, a cercare consensi per lenire la propria insicurezza e solitudine (in questo caso devo mettermici anche io in mezzo) nella quantità di commenti o di FAV (mettere una foto tra le proprie "preferite") si ricevevano, per avere la sensazione di essere "ben voluti" da perfetti estranei, che di te se ne fregavano bellamente e che, quando andava bene, erano in cerca di una tresca. I cosiddetti FOTTOGRAFI.

Qualche mese fa, per aver postato il ritratto di una ragazza con cui ero uscito a far delle foto e che sentivo spesso al telefono, specie quando ero lontano da casa, a Milano, ed in un momento molto travagliato e difficile della fine di una storia durata anni che da troppo, troppo tempo cercavo di rimettere in piedi, ho assistito all'inferno scendere sulla terra: la persona con cui cercavo di ricostruire un rapporto far scoppiare un casino presumendo una tresca dietro a quelle foto, gente che nemmeno conoscevo che mi chiedeva come andasse con "la modella" delle foto, addirittura qualcuno che da un paese diverso dal nostro chiedeva a persone che conoscevo come andasse tra lo Zingaro e la sua modella. Ragazzi, scherziamo?

Forse sono stato stupido o ingenuo io che ero abituato a quello che succede qui, in questi posti, tra i blogger...dove si mettono in piazza i propri sentimenti, i propri pensieri, non il proprio corpo o il proprio volto, imparando a conoscersi veramente, a condividere momenti importanti, a entrare in contatto prima di tutto con la mente e solo in un secondo momento (e non necessariamente) con l'immagine, di presenza.

Quando poi sabato sera a cena con una coppia di amici è venuto fuori che su flickr si trovavano (e non di rado) immagini a sfondo pedo-pornografico ed altre, che io stesso conoscevo bene e guardavo con disappunto, di vegliarde in guepierre, in pose alla Milly D'Abbraccio...quando ho visto persone a cui volevo bene e che stimavo mettersi in mostra, come lo si dovrebbe fare solo con una persona speciale, ho detto basta, non posso assistere a questo scempio.
Sono diverso da questo. Molto.

Il figliol prodigo torna all'ovile, quel troiaio non fa per me.
Preferisco tornarmene a "casa mia", in strada, sul muretto, con persone che hanno altri scopi nel condividere quello che "creano", pensano, vivono, con persone che fino ad oggi non mi hanno mai deluso e nelle quali non ho trovato amici che si spacciano per "i migliori amici" dopo 10 minuti, ma persone che costruiscono un rapporto, attraverso lo scambio di pezzetti, a volte piccoli, a volte grandi, di sè stesse e non fotografandosi con il chiaro intento di attirare l'attenzione di una massa di persone che, per il 90%, di fotografia non ne capisce praticamente niente.
Non sono Bresson, ma cerco di imparare e lì non ho più nulla da imparare. Qui ho imparato tanto e solo ora mi rendo conto di quanto sia stato sbagliato farsi fagocitare dall'orgia bulimica d'immagini di flickr, trascurando un luogo dove si pensa, dove si cresce, dove ho ricevuto tanto. Non fav e commenti ma sorrisi negli sguardi che ho incrociato e la compagnia lungo un viaggio spesso difficile e solitario.

Un abbraccio a tutti.

25 aprile 2008

21 aprile 2008

Ci sono!

Credo che qualcuno, forse, si sarà accorto che latito da questi lidi da parecchio tempo...è vero e non è un caso. Tanti sono i motivi per cui è così....quali? Presto detto...


Il primo è che ormai procedo a dei ritmi che definire "umani" è decisamente eufemistico e, non appena ho tempo, sento il bisogno morboso e compulsivo di acchiappare la mia reflex ed andare a guardare il mondo, dalla strada...lì dove ci sono tanti muretti e tanti nomadi sguardi da incrociare. Come un tempo era scrivere, oggi e chiudere un occhio e con l'altro guardare il mondo attraverso un obiettivo.

Sweet eyes

Il secondo, forse il più importante, è che il propellente del (fanculopensiero) si è esaurito o comunque è distante migliaia di chilometri da me. 
Fino a non molto tempo fa c'era una "presenza" nella mia vita, assimilabile ad un'ombra, che alimentava quotidianamente un malessere che mi costringeva a esternare, come con dei conati di vomito, il male che la sua luce nera e la sua indifferenza inoculavano in me. 
Chiamavo quello Amore...ma oggi mi rendo conto fosse altro.
Il vivere momenti di pura "normalità", di condivisione, il semplice ridere, giocare a vivere qualcosa di inaspettatamente quotidiano mi hanno portato distante da questo posto. Il non vivere più la Chimera di grandi quanto inutili sogni, mi ha portato lontano dal muretto, in un luogo dove vivere è più facile. 
E non perchè meno "importante" o coinvolgente...solo perchè più "vero".

Più facile anche perchè non mi costringe ad "inseguire" ma mi permette di camminare, perchè mi consente di essere esattamente me stesso, più facile perchè alimenta le mie passioni o me le lascia vivere a modo mio, perchè non insinua che io sia diverso da come appaio ma ama esattamente quello che vede. 
Giorno per giorno, senza grandi proclami, senza grandi quanto inutili promesse.

Il terzo motivo, in qualche modo collegato al secondo, è che il mio (fanculopensiero) è stato sin dalla sua nascita un luogo dove potevo, dove evidentemente non riuscivo altrimenti, mettere nero su bianco, in modo indelebile, quello che pensavo, quello che provavo...senza che nessuno potesse alterarlo, condizionarlo, usarlo a proprio vantaggio o peggio contro di me
Oggi questo è diventato il mio modo di essere. 
Caro è stato, ed è ogni giorno, il prezzo del dire sempre quello che si prova, che si pensa... Prezzo caro per la cosa più preziosa, più preziosa dell'amore stesso: la libertà. La libertà di essere sè stessi, la libertà di amare, la libertà di agire,  sempre e comunque nel rispetto di chi ci sta vicino, di chi ci ama.

Hope

Tanti i motivi, uno il risultato: sono qui sempre meno spesso. Ma ci sono!
Lo Zingaro, ogni giorno un pò meno Zingaro ed un pò più , non è morto e sepolto: la dicotomia che ha visto per un anno il manager in giacca e cravatta trasformarsi, col favore della notte, nel tizio seduto sul muretto a vomitare addosso a tutti voi il proprio animo, il proprio dolore, è quasi svanita: prima di "quel fatidico giorno" ero uno, dopo ero un'altro. 
Oggi finalmente me stesso.

Ed ogni tanto, in un modo nuovo, forse diverso, vengo di nuovo a sedermi qui a scambiare due parole con i miei adorati compagni di viaggio, alcuni ormai veri e propri amici, con un bicchiere di rosso in mano, a sparare le nostre stronzate, a raccontarci chi siamo, ad essere noi stessi.
Grazie sempre a tutti coloro che continuano, anche se da lontano, a sorridere incrociando il mio sguardo, a fare un cenno ed a sedersi ogni tanto qui con me sul muretto. Grazie.

17 marzo 2008

Eros e Thanathòs - Capitolo I

E' passato del tempo da quando mi sono seduto l'ultima volta sul muretto per scrivere i miei pensieri su questo quaderno.

Non è un caso.

Non è solo per via degli impegni o per pigrizia fisica, mentale. Non ho scritto perchè ero in viaggio verso un posto nuovo, dove agli Zingari danno sempre un riparo ed un pasto caldo. Dove ti fanno sentire a casa, ben voluto.

Ho passato anni della mia vita in cammino, da dove a dove non so, combattendo Thanathòs che mi aveva portato via Eros, portando a casa dalla battaglia ferite sempre più grandi, sempre più indelebili.

Ma ora la battaglia è finita.

Una volta durante la battaglia una persona cara mi disse:" Stai attento a batterti per riavere il tuo premio, Eros. Un giorno quando il rumore delle lame e dei cannoni sarà cessato, potresti accorgerti che il premio per la vittoria non è quello che ti attendevi, non è quello che in cuor tuo desideravi."
Niente era più vero.


Il premio che attendevo, quando finita la battaglia fossi tornato a casa per il meritato riposo, non era in vero Eros ma un impostore: Ego.

Ego, sotto la potente egida di Thanathos per lungo tempo ha confuso il mio sguardo, i miei sensi, facendomi pensare che un giorno, anche se ferito, stanco e con pochi stracci addosso, avrei incontrato di nuovo colui che cercavo: Eros.

Ma così non era, così non POTEVA essere.
Ego ed Eros appartengono a mondi diversi e mai potrebbero coesistere serenamente.


Smessa la battaglia, mi sono ritirato in una casa nei campi, belli come i campi Elisi, per riflettere, riposare, capire cosa fare.

Ora ho capito.
La guerra è finita, è giunta l'ora di dare l'acqua alle piante, di farle
crescere, di curarle e di sedersi stanchi, a fine giornata, a contemplare il tramonto che chiude un'altro giorno...

...e sentire all'improvviso una carezza sui capelli, certi che non possa essere Eros.
Ed accorgersi invece che forse è lui, con un volto e con panni diversi da quelli che ricordavi, che immaginavi.

Forse basta guardarlo negli occhi per capirlo.



12 marzo 2008

Eros e Thanathòs - Introduzione

Amore e Morte

Amor, ch’a nullo amato amar perdona,
mi prese del costui piacer sì forte,
che, come vedi, ancor non m’abbandona.

Dante Alighieri


Nell'uomo l'istinto alla vita è affiancato da quello di morte.
Le due energie sono sempre presenti contemporaneamente in ciascuno di noi, in eterna contrapposizione dialettica.

S. Freud


Amore e Morte sono uno effetto dell’altro: l’amore è un sentimento talmente intenso, viscerale, profondo, impetuoso e lancinante che solo chi non ha paura della morte può vivere nella maniera più profonda.
G. D'Annunzio

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Questo libro non parla di strada.
La strada solamente appare sullo sfondo. È ambientato in strada, ma non di più.
Questo libro non parla nemmeno di gente di strada. Parla di gente e basta. É stato scritto in strada, questo si...
Questo libro parla di Ricominciare. Ricominciare daccapo, cercando di capire.
O ancora meglio: non facendo nulla senza prima aver fatto lo sforzo effettivo per capire. Prima capire, poi fare. Beati coloro che nella vita non han fatto ancora niente. Le loro pene, quando una buona volta capiranno la propria strada, saranno minime.


Maksim Cristan