8 luglio 2007

Il brillante di Venere

Guardo il sole che sorge con una musica nella mente ed a tenerle compagnia i miei ricordi.
Alcuni sfocati, altri estremamente vividi..
Uno è tra tutti il più prezioso. Quello che nascondi ogni volta che ti allontani, che custodisci in cassaforte, lontano da ogni possibilità di essere trafugato, rovinato, perso.

É quasi sera, al tramonto.

Sento l'aria del mare che si fa largo dentro di me con dolcezza.

Davanti a noi c'è un volto luminoso e conosciuto, con una chioma infinita dalle punte rosse e con una lunga ricrescita azzurra, blu notte alla radice. Un lungo ciondolo d'oro, appeso ad un infinito filo invisibile, si posa sull'abito blu cobalto, ormai quasi nero. Ed un orecchino, uno solo. Un brillante di Venere piccolo, ma con una luce che nessun altro al mondo avrà mai.

Ci chiama, con voce accogliente e noi andiamo.
Una curva dopo l'altra, con le mie mani che tengono le redini cromate di un cavallo d'argento, che respira e galoppa più mansueto che mai. Le mani di Lei che non vedo, ma sento, sono attorno a me, piene di fiducia nel cavaliere di ventura che lungo il suo cammino ha incontrato, che la sta conducendo ad incontrare Sole, prima che se ne vada a dormire.

Siamo arrivati. Scesi dal destriero, ci avviciniamo al mare. E ci sediamo con il nostro amico su poltrone di roccia.
Prendo il libro, lo apro ed inizio a leggere per Lei e Sole...

"In quel momento fu come se il tempo si fermasse, e l'Anima del Mondo sorgesse con tutta la sua forza davanti al ragazzo. Quando guardò gli occhi di lei, un paio di occhi neri, le labbra indecise fra un sorriso ed il silenzio, egli comprese la parte più importante e più saggia del Linguaggio che parlava il mondo e che chiunque sulla terra, era in grado di capire con il proprio cuore. E si chiamava Amore, una cosa più antica degli uomini e persino del deserto, che tutta via risorgeva sempre con la stessa forza dovunque due sguardi si incrociassero come si incrociarono quei due davanti ad un pozzo. Le labbra della giovane, infine, decisero di accennare un sorriso: era un segnale, il segnale che il ragazzo aveva atteso per tanto tempo nel corso della vita, che aveva ricercato nelle pecore e nei libri, nei cristalli e nel silenzio del deserto.
Ed era lì, il linguaggio puro del mondo, senza alcuna spiegazione, perchè l'universo non aveva bisogno di spiegazioni per proseguire il suo cammino nello spazio senza fine. Tutto quello che il ragazzo capiva in quel momento era che si trovava di fronte alla donna della sua vita e anche lei, senza alcun bisogno di parole, doveva esserne consapevole..."

P.Coelho, L'Alchimista
Sole ci saluta e va a dormire, ma ci lascia un regalo. Il suo orecchino. Ed il ricordo del nostro incontro.


7 commenti:

pOpale ha detto...

Perfetta Enjoy The Silence per questo post :)
Buona giornata.

Angie ha detto...

C'è chi pagherebbe per provare la metà di sentimenti come questi..sei un uomo fortunato..e lo sai!
:-)

Lo Zingaro ha detto...

E l'emozione del momento mi rendeva Re...mancava solo la sdraio!

So di essere fortunato Angie, lo so bene. Per chi come me vive solo di emozioni, significa vivere veramente. Succhiare il midollo della vita...

Per questo motivo custodisco quel ricordo come un gioiello...

Thirthy ha detto...

Nulla è più stato come prima, nemmeno il silenzio...niente di ciò che è umano ti sia straniero la sera dietro tramonti...meglio un silenzio pieno...

Lo Zingaro ha detto...

Che belle parole scrivi...se fossero così belle anche le mie, potremmo quasi sposarci! Peccato...

Peccato che al mondo si incontrino persone capaci di non capire niente di te...veramente niente.

E che presa (lapsus freudiano...volevo dire prese) solo dai propri problemi, non si accorga di cosa riceve...

ape ha detto...

il problema è che solo alla fine della vita, sai qual'è stato il vero amore!!??

Lo Zingaro ha detto...

Innanzi tutto bentornata.
Sono vivo, ancora. Anche se c'è mancato poco. E l'avevo già capito che quello era il mio vero amore, quello che ti carezza come il vento e ti scorre dentro come il sangue. Lo capisci in quel preciso ed infinito istante che è lui.
Mentre leggevo, alzando lo sguardo incrociavo quegli occhi e sapevo bene che era così.
Ero sul tavolino di pietra, ma contemporaneamente non ero lì. Eravamo nel nostro mondo fatato, nella nostra patria. Quello che succedeva al suo esterno non importava. Poteva crollare ma noi saremmo stati al sicuro.

La stupidità dell'uomo purtroppo può arrivare fino a rendere questi momenti sola memoria e non più vita. Non più presente. Anche senza motivo.

Accorgersi quindi di quanto tieni a qualcuno, solo quando non c'è più, è il più grande errore che possiamo commettere. É in quell'istante che bisogna ascoltare il proprio animo e non sprecare il dono più bello che si possa ricevere nella vita...

Riempiendosi l'un l'altro le coppe, senza bere da un'unica coppa. Dandosi sostentamento reciproco, ma senza mangiare lo stesso pane. Come sole corde del liuto, che vibrano di musica uguale.

Condividi su Facebook
Questo libro non parla di strada.
La strada solamente appare sullo sfondo. È ambientato in strada, ma non di più.
Questo libro non parla nemmeno di gente di strada. Parla di gente e basta. É stato scritto in strada, questo si...
Questo libro parla di Ricominciare. Ricominciare daccapo, cercando di capire.
O ancora meglio: non facendo nulla senza prima aver fatto lo sforzo effettivo per capire. Prima capire, poi fare. Beati coloro che nella vita non han fatto ancora niente. Le loro pene, quando una buona volta capiranno la propria strada, saranno minime.


Maksim Cristan